|
E'
-come soggetto- autore di pensiero pensante, di un sentire
autentico, di un autonomo vissuto estetico del mondo; è
l'esistente che noi dobbiamo cercar di portare al centro di ogni possibile, augurabile, autentica storia. Il vero
soggetto è nel luogo dell'attuarsi del soggetto personale
insieme a quello trascendentale.
Il
soggetto è l'io in quanto pone attentamente e attivamente
il non-io, l'altro da sé, e non può senza violenza
essere posto da alcunché; è l'io autore di una propria
faticosa impresa di visione del mondo.
Compito
del Maestro/a è di esser pienamente soggetto egli stesso
e di accompagnare l'allievo a farsi pienamente soggetto
prendendo coscienza di sé e conoscenza del mondo e a
essere il meno possibile infelice, il più possibile
felice.
Per
il soggetto in formazione - oltre e sopra la
"didattica" dell'ambiente- c'è il Maestro e ci
sono i libri. Per Lui/Lei che insegnano ci sono gli altri
e i grandi libri.
Persona è dunque l'esistente individuale nella sua
multipreposizionale relazione con il mondo, nella sua
capacità di riconoscere ed essere riconosciuto dagli
altri; è l'ente che è cosciente di intendere, volere,
amare, generare; che imparerà a capire di aver un tempo
limitato prima di finire una delle sue forme di esistenza.
Persona è il soggetto in quanto ragiona‑con, sa di
esser uno nella molteplicità del proprio campo
intenzionale; è a se stesso e agli altri e al mondo; ha
un orizzonte di senso che continuamente si ricostituisce
intorno a lui; aspira alla libertà-di e alla libertà-da.
Entro
questo orizzonte di finalità' individuate dalla
riflessione filosofico-pedagogica è necessaria una
progettazione moralmente ed eticamente avvertita della
scuola, riferita anche alla qualità della relazione umana
e culturale che i soggetti adulti della vita scolastica
sanno intrattenere con i soggetti dell'iperdifferenza.
Costruire vicino al soggetto diversamente abile e con
qualche deficit un campo di attività morale, un giardino
di eticità che conforti chi attende di dare e ricevere
motivi in più per vivere.
L'attenzione
accordata all'idea di persona nei documenti della Riforma
ex L. 53/2003, l'autonomia scolastica. il principio di
"sussidiarietà" come principio generale
dell'ordinamento, la Legge Quadro 328/200(1 e la legge regionale n. I
2/2003 innovano profondamente il quadro della Legge 104,
delineando nuovi scenari a azione. Occorre uno sforzo di
delineazione degli scenari politico‑amministrativi,
dei quadri pedagogici e denominatori comuni, dei livelli
essenziali dei servizi.
La
pionieristica esperienza forlivese degli "Accordi di
programma" data ormai dal 1997. Tali accordi sono
stati molto importanti per migliorare il quadro operativo,
anche se si sono fatte sentire la mancanza di organi di
vigilanza sulla loro applicazione e la non estensione
all'ambito extrascolastico, nonchè il persistere di
modelli epistemologici separati per i vari soggetti
professionali in gioco.
I Piani di zona
previsti dalla Legge Quadro 328/2000, nell'interregno
normativo con la 104, vanno certamente
attuati attraverso organismi integrati che producano
intese produttive tra scuole ed enti locali. Tali intese
dovrebbero realizzare una costellazione scolastica di
sostegno al diversamente
abile che veda l'effettiva, reciproca, dialogante
collaborazione di tutti i soggetti professionali e non e
la mera costruzione di un assetto valutativo e di
rielaborazione progettuale.
Nel
contesto normativo sopra delineato, il Glip intende porsi
anche come organismo di confronto, proposte e
sintesi delle istanze contenute nei venturi Piani
di zona e costituire una sede di armonizzazione di
competenze che sviluppi una visione e in intervento estesi
a ogni età della vita.
2.
Finalità e iniziative
Nel 2004 l'attività
del GLIP di Forli'‑Cesena sarà ordinata alle
seguenti finalità e si attuerà attraverso le seguenti
iniziative
1)
collaborazione con gli enti locali e rivisitazione
degli accordi di programma facendo riferimento al nuovo
quadro giuridico e organizzativo della costellazione
scolastica;
2)
attivazione di iniziative atte ad animare sul piano
culturale e pedagogico‑didattico pratiche di
discussione e d'intervento;
3)
promozione di progetti sperimentali per
un'attivazione armonica ma diversificata delle varie
competenze dell'insegnante di sostegno;
4)
funzionamento delle figure di sistema e per la
continuità educativa;
5)
sviluppo di corsi di formazione per personale ATA
impegnato sull'assistenza all'handicap;
6)
attivazione di ulteriori iniziative di formazione
centrate, più che sull'handicap, sulle possibilità del
soggetto con deficit e dell'ambiente;
7)
avvio di un itinerario di valutazione della qualità
che la scuola offre al soggetto con deficit, con
l'eventuale collaborazione della Direzione regionale,
dell'INVALSI, dell'IRRE e dell'Università;
8)
organizzazione di incontri con i gruppi GLH di
circolo e di istituto e con i gruppi tecnici operanti
presso il CSA;
9)
organizzazione di incontri a livello distrettuale
per favorire la concertazione delle politiche e delle
iniziative;
10) pubblicazione di
riflessioni e documentazioni sulle problematiche della
differenza e della diversità e collaborazione al
"PORTALE PER L'INTEGRAZIONE" dell'ufficio
scolastico regionale;
11) preparazione ed
eventuale avvio di un corso di alta qualificazione e di un
nuovo corso di carattere generale rivolto a tutti i
docenti;
12) studio e avvio di
un progetto di utilizzo di tecnologie.
3.
Scenari e orizzonti operativi
3.1
Contesto
E' necessaria una
progettazione moralmente ed eticamente avvertita della
scuola, riferita anche alla qualità della relazione umana
e culturale che i soggetti adulti della vita scolastica
sanno intrattenere con i dell'iperdifferenza.
Costruire vicino al soggetto con deficit un campo di
attività morale, un giardino di eticità che ‑anche
facendosi riconoscere‑ conforti chi attende di dare
e ricevere motivi in più per vivere.
3.2
Differenza e diversità
La teoria "di
frontiera" dell'Handicap dovrebbe principalmente
lavorare sul profilo della diversità e della differenza,
che paradossalmente costituiscono il principale punto in
comune fra tutti gli umani, portatori che essi siano di
deficit conclamati o inevidenti. Ciò significa da un lato
fare i conti con le pratiche prevalenti, dall'altro con i
preesistenti assetti teorici.
Occorre
studiare gli innumerevoli frammenti che costituiscono
l'intero. E di lì riguardare i concetti di differenza e
diversità, proponendoli nella loro valenza
pedagogicamente sconcertante e liberatoria.
Differenza E' il vario
peso/levità e qualità della storia che ci si porta
appresso. Lo stato dell' relativa massa del pregiudizio,
del precompreso, del preesistente.
Diversità E' la varia intenzionalità, i richiami che vengono dal
futuro; le gravità esercitate dalle masse ai senso in
formazione. La forma non compiuta che preme al di sotto e
al di sopra delle evidenze. L'insieme aere energie che
attivano i fenomeni del campo culturale.
Diversità
e differenza non sono da intendersi come stati. Sono
profili del divenire, volti di un soggetto che è e va
visto sempre ‑secondo l'insegnamento
gentiliano‑ in fieri. Presente nell' attualità del
suo essere al mondo.
3.3
Il "sostegno"
Si
insegna o si interviene bene quando si avvertono i limiti
della propria impreparazione, insieme a una sicurezza di
fondo intorno alle proprie capacità. L'insegnamento può
utilmente essere in primis vissuto come disagio, passione,
come rappresentazione di tentativi di fuoriuscita da uno
stato cronico di malattia delle nostre esistenze e delle
nostre conoscenze di cui si cerca di guarire insieme ai
nostri allievi. Non basta che il bambino mi attenda,
occorre che anche io mi aspetti qualcosa da lui.
Pur
creata entro un profilo di corrispondenza, la figura del
docente di sostegno non può essere solo maternalistica;
deve anche porre il soggetto in educazione di fronte a
prove, scarti, ostacoli commisurati e commisuranti le sue
forze.
Diventa
indispensabile pensare ad una personalizzazione
dell'intervento educativo usando strumenti qualificati per
raggiungere finalità il più possibile elevate. Cercare
risorse aggiuntive intese come persone, strutture,
strumenti. Non si può pensare di fare tutto da soli. Nel
caso della presenza di soggetti con deficit non si può né
si deve contare solo sull'insegnante curricolare; rimane
indispensabile l'insegnante di sostegno non come
assistente, ma come "conduttore" di un percorso
educativo personalizzato e condiviso. Importanti diventane
i compagni quali elementi socializzanti e la famiglia come
collaboratrice fondamentale delle istituzioni preposte,
come fonte di indagine e di conoscenza.
Si
diviene ‑quando va bene‑ il meglio di quel che
ci si aspetta (anche perché ci viene suggerito) di
essere. L' attività del maestro che lavora con i soggetti
dell'handicap‑ e dunque 1' arco teleologico della
didattica non speciale come scienza‑ non é solo 1'
intervento (impostazione prevalente della didattica da
Comenio a oggi) ma 1' attesa : attesa delle forme in cui
1' alunno vorrà realizzarsi sia per sue originarie
vocazioni d'identità sia per rispondere al nostro invito.
Nell'
invito non vi sia volontà di potenza omologatrice ma il
rispetto dell' altro nella sua alterità, nel suo modo
altro di pervenire alla visione comune dell' orizzonte
culturale. L' autorità (quel
che aiuta a essere autori del proprio pensiero e della
propria esistenza) é nella cultura e nei soggetti ,
non nella sua
"somministrazione" tecnica. I percorsi educativi
e didattici necessitano peraltro di una cooperazione di
esperti e di operatori scolastici, continua e non
sporadica.
Resta
nel gruppo una forte preoccupazione per l'aumento del
numero di alunni per classe.
L'ex
"insegnante di sostegno", in futuro, mi auguro,
"formatore per le occasioni della differenza
Do‑ira essere interprete di attese e autore di un
invito fondazionale.
3.4
Il Soggetto diversamente abile, ovvero con varie capacità
e qualche deficit
Quando
si lavora con i bambini (con deficit o meno) non si può
prescindere dal "SENTIRE" 1'Altro.
Al
centro dell'educazione c'è il soggetto, anzi ci sono
tanti soggetti, uno diverso dall'altro. Occorre oggi
cercare di pensare 1'Altro e, in particolare, quell'altro
più altro in quanto per i suoi deficit differisce dallo
standard come apparizione di una corrispondenza
interna/esterna all'io, che ne fa materiale di costruzione
di una identità ulteriore. Pensare ai quasi‑altri
(gli altri che mi sono vicini) e gli altri in senso
proprio, quelli che poco influiscono sui miei luoghi di
vita e sui miei processi di produzione di significato.
Ripensare alle differenze vissute come negative, allo
scacco, all'insuccesso.
Il
riconoscimento della centralità del soggetto del
benessere e/o della sofferenza, 1' entropatia (figurarsi,
restando se stessi e non presumendo troppo, come 1' altro
può vivere la proposta pedagogica che stiamo per fargli)
é la base di partenza dell' aver (in) cura.
Come
pure il recupero (o invenzione) del punto di vista
intersoggettivo: non si progetta un intervento dal punto
di vista del soggetto‑altro ( impossibile), ma
nemmeno dal solo punto di vista personale e/o
corporazione/ordine e/o della società ( sarebbe
alienante). Si progetta secondo lo stato della relazione
cne ii soggetto può reinstaurare con gli elementi del suo
campo così come il terapeuta o l'insegnante possono
intenderli dal proprio, ineludibile, punto di prospettiva.
3.5
La formazione: culture e soggetti
Alcuni
orientamenti
‑Contro
ogni ritorno alla medicalizzazione, contro ogni
psicologismo, tener conto che i classici della pedagogia,
della filosofia e delle altre scienze dell'educazione
costituiscono un punto di riferimento di perenne validità,
un punto di visione prezioso per l'interpretazione della
differenza e un progetto d'incontro.
‑Presentare
il sapere come sapere narrativo, che compone con
linguaggio rigoroso una costellazione sterminata di
esperienze in una teoria‑storia di storie di
con‑vivenza col proprio corpo e di consuetudini di
cura.
‑Smettere
di pensare all'uomo come ad una macchina e alla psiche
come a un supercomputer e di ritenere che sia possibile il
governo degli eventi mentali e corporei prevalentemente
attraverso la chimica (vedi Ritalin) o la programmazione
razionalistica della condotta.
‑L'insieme
variamente ordinato/disordinato corpo/anima non é
determinabile né programmabile e solo probabilisticamente
prevedibile. Risponde agli stimoli psichici e fsici non
automaticamente, ma in modo relativamente e mutevolmente
autonomo.
3.6
Valorizzazione e sviluppo dell' attesa
II
futuro non può essere pensato solo come effetto di un
progetto ma anche prospettato da una disposizione di
attesa di qualcosa che maturerà anche
extraintenzionalmente e non per questo sarà da vivere in
negativo. Agire pedagogicamente è riconoscere e conferire
valore ai due versanti dell'attesa di futuro: quella del
ragazzo nei confronti del mondo e la nostra nei suoi
confronti. Il ragazzo deve avvertire che ci si aspetta da
lui qualcosa di buono, non deve mai sentirsi dire, magari
a seguito di qualche squallido test attitudinale:
"non ne sei capace"
Insegnare
non è imporre ma corrispondere. Occorre fuoruscire dalle
pratiche consistenti nel conseguimento di obiettivi
stabiliti senza coinvolgimento dell' intenzionalità dell'
allievo e talvolta neppure dell' insegnante, in questo
caso ridotto o peggio autoridotto a mero burocrate
dell'assistenza. Il lato più importante nell'insegnamento
può consistere invece nello scatenamento delle
potenzialità dell' interazione tra soggetti attivi,
imprenditori e non amministratori del proprio sapere e
della propria identità .
Occorre
passare da una didattica dell' integrazione intesa come
assimilazione ai modi di pensare, sentire e comportarsi
tipici dei soggetti "normodotati" a una
didattica della soggettualizzazione.
3.7
"Quasi‑regole" per ridurre l'handicap
La
via (il cammino verso l'identità propria e l'incontro con
quella altrui) non è già tutta scritta: è,in buona
parte, segnata dai viandanti nel loro andare.
A
tal fine occorre essere agili, non flessibili. Più che
sapersi flettere (virtù opportunistica dai risultati
spesso solo apparenti), é importante muoversi
inventivamente per conservare in libertà la propria
fondazione direzione di senso.
Lasciar
accadere e lasciar essere, rimuovendo attivamente gli
ostacoli all' autorealizzazione della soggettività in noi
stessi come negli altri.
Individuare
i problemi come problemi per ....qualcuno, formulati da
qualcun'altro: i problemi cambiano a seconda dell' identità
e del contesto di chi li vive e di chi li configura.
Pervenire
alla rinuncia a decidere per altri (oltre agli
svantaggiati, anche i minorati devono uscire dallo stato
di minorità) e all'obiettivazíone ( es. valutare 1'
altro secondo noi stessi o, peggio, secondo anonimi,
oggettivistici criteri di classificazione).
Imparare
a conoscere i limiti oltre cui
"l'azione‑per" diventa
"un'azione/agitazione‑su" (rif.
all'accanimento terapeutico come a quello didattico)
3,8
Un invito a percorrere un sentiero: il curriculum
Compreso
il contesto, accortici dell'attesa e dei suoi sensi
possibili, dobbiamo rivolgere all'autoeducazione. In
sintesi, ridurre l'insuccesso o l'handicap scolastico da
iperdifferenza del pensare, dei vedere, dell'ascoltare o
del muoversi comporta anche l'adottare le pratiche del
lasciar essere, del lasciar esistere in forme altre dalla
visione ordinaria, dell'indicare soggettivo aperto
all'intersoggettività.
Una
formula dell'aiuto potrebbe essere: affetto, coerenza,
determinazione, fiducia, personalizzazione del curriculum.
Curriculum
non é esposizione di un pre‑pensato (quel che è
scritto nella programmazione), ma discorso in atto animato
da tensori interni ed esterni. Si attua come percorso
appassionato, consapevole della prossimità e della
lontananza rispetto a molteplici radici degli eventi,
allocabili nella pluralità degli spazi e dei tempi: tali
radici dell'agio o del disagio ci sono spesso ignote, un
poco sempre.
Non
è vero che il bambino si senta sempre frustrato se segue
un programma diverso: certo se ne chiede il perché, ma
spesso diventa consapevole di ciò che può e riesce a
fare e incrementa le sue aspettative e la sua volontà di
fare. Il nostro compito è aiutare quel bambino a
migliorare, facendo leva sulle sue potenzialità e
rispettando i suoi ritmi e le sue propensioni. II bambino
si deve sentire motivato ad apprendere, non frustrato di
fronte agli insuccessi, ma confortato da piccoli successi
quotidiani. Bisogna aiutarlo a credere nelle proprie
capacità, a scoprire i miglioramenti conseguiti, a
riflettere sui suoi comportamenti positivi e negativi. In
alcuni casi il bambino ha bisogno di avere accanto non
solo un compagno, ma anche un adulto che lo aiuti a capire
e a capirsi.
Un
curriculum per i soggetti con deficit non può essere
pensato con logiche lineari; non è una ferrovia, è un
sentiero sull'erba che può portare, attraverso la
trasgressione dallo stato, ad atti di integrazione. Un
buon curriculum è una bella costellazione di vettori
essenziali (trans‑formativi) che attraverso porte
talora semichiuse e aprendo i portali dei sistemi
simbolici unitari (linguaggi) riprende il carattere
organico e armonico ma sempre frammentuale e incompiuto
del pensiero (pensante) di ciascun soggetto. Che non è
oggetto, ma creatura.
3.9
Accoglienza e congedo
L'
"accogliere" prevede, per l'insegnante e il
dirigente, innanzitutto l'accogliersi, il sentirsi
esistere, il riconoscersi come soggetto, come
co‑autore di un campo di eventi, di una storia
improgrammabile. E', poi, ricevere
l'ospite e il compagno, l'offrirgli la propria asimmetrica
compagnia per un'ampia frazione di esistenza.
E'
offerta di un luogo in cui stare per imparare, in cui
l'alunno con deficit è l' ospite privilegiato, è
l'arrivante (termine che per Derrida sottolinea bene la
singolarità di colui che arriva).
L'ospite
è colui che in cambio della propria presenza riceve una
terra in cui fermarsi temporaneamente con il minimo
possibile di indicazioni. Nel momento in cui si fa dono
della terra non si può seppellire l'ospite sotto montagne
di indicazioni. Accogliere non è compatibile con il
classificare, il catalogare, con i tests, con le prove d'ingresso
ma prendere atto dell'esistente con il massimo rigore
possibile.
Fa
da pendant all'accogliere, il commiato; forte rilevanza
riveste soprattutto quello conclusivo, al termine della
scuola, quando il giovane è consegnato al mondo e alle
sue giungle. E' altrettanto importante pensare a quali
forme e con quali segni la scuola si congeda dai suoi
ospiti temporanei. Finora il GLIP e la scuola in cenere
hanno pensato poco al congedo.
4.
Altre attività previste per il 2004 per realizzare il
quadro teleologico suesposto.
In continuità con gli
anni scolastici precedenti sono già stati attivati e/o
proseguono i percorsi/progetti di seguito descritti.
A)
Progetti di integrazione nella scuola secondaria superiore
A1 Progetto COMETA
Si
sta seguendo il progetto di integrazione per alunni con
defcit denominato "COMETA", che coinvolge IPSCT
"Ivo Oliveti" di Forlì, 1'IPSS "Melozzo
" di Forlì, 1'ITAS "Saffi" di Forlì, ITG
di Forlì, allargatosi ad altri Istituti Professionali di
Cesena : I.P.C. "Macrelli" di Cesena, I.P.S.S.
"Versari" e IPSIA "Comandini" di
Cesena in collaborazione coi Centri di Formazione
Professionale TE'CHNE di Forlì ed ENAIP di Cesena.
Il
progetto si sviluppa sulla base di un accordo tra i
soggetti citati, per individuare le opportunità di
al
lavoro per i ragazzi individuati dalle scuole di cui
sopra.
Si
realizza la partecipazione a stage lavorativi da attuarsi
durante l'anno scolastico e durante il periodo estivo, in
particolare nell'ultimo anno di frequenza. Il progetto è
finanziato dall'amministrazione provinciale di Forlì
(fondo sociale europeo).
A.2
Progetto UN TUTOR PER AMICO
Dall'anno
scolastico 2002/2003 è stato attivato il progetto
"UN TUTOR PER AMICO", che coinvolge le scuole
medie e superiori di Forlì, con la finalità di
"mettere in campo" nuove risorse umane per
favorire l'integrazione e la concreta realizzazione del
Progetto di Vita del ragazzo.
Tali
risorse sono individuate nella figura del
"tutor", preferibilmente un ex alunno
dell'Istituto frequentato dal disabile con competenze
educative e di aiuto allo studio.
Per
quanto riguarda le scuole medie, in particolare, i tutor
vengono individuati fra ragazzi che hanno frequentato
indirizzi di studio "socio‑pedagogici",
facoltà universitarie ad indirizzo sociale, educativo,
psicologico.
I
"Tutor" affiancano l'allievo nella gestione
delle dinamiche relazionali a scuola e/o nel post ‑
scuola per favorirne la socializzazione, nello studio, nel
potenziamento dell'autostima e nel favorire il processo di
autonomia. I tutor sono utilizzati anche per favorire
l'apprendimento delle abilità professionalizzanti, per
facilitare la frequenza di attività di laboratorio, di
stages, di uscite didattiche ed eventuali percorsi
integrati con la formazione professionale.
L'individuazione
avviene attraverso bando di concorso e frequenza di un
corso di formazione specifico
B) Esperienze di integrazione di alunni
gravi
Si
stanno fortemente sviluppando le esperienze di
integrazione scolastica di alunni gravissimi, seguite con
particolare attenzione dal GLIP (dott.ssa Loretta Lega,
docente comandata e dott.ssa Rita Silimbani pedagogista
del comune di Forlì) . In particolare presso la Scuola
elementare "Bersani" di Forlì (7° circolo), la
Scuola media di Via Felice Orsini di Forlì, l'Istituto
Professionale "Melozzo" di Forlì, l'Istituto
Magistrale di Forlimpopoli ed il Liceo
Socio‑pedagogico di Forlì è stata attivata una
ricerca‑azione sulla "COMUNICAZIONE
FACILITATA". A tal fine si è costituito un gruppo di
ricerca di cui fanno parte le scuole interessate,
l'Azienda Sanitaria Locale, il Comune di Forlì (Centro
Risorse). L'iniziativa si inserisce in un'azione di
sensibilizzazione e di formazione per diversi utenti (non
solo docenti), volta a consolidare una "rete di
facilitatori" che permetta di:
‑
ampliare le opportunità di comunicazione e
socializzazione dei soggetti coinvolti;
‑
facilitare il passaggio da un grado scolastico all'altro,
da una struttura del territorio all'altra (centri
educativi,centri estivi...).
La
metodologia proposta, con la consulenza del Dott.
M.Brighenti, neuropsichiatra di Verona obiettivi di:
‑
aumentare le capacità comunicative di alunni handicappati
che presentano assenza parziale o totale di linguaggio
verbale, ecolalie, stereotipie, ecc.
‑
favorire il riconoscimento del soggetto come
persona con una propria capacità di pensiero e di vita
interiore e migliorarne con l'uso della Comunicazione
Facilitata l'integrazione scolastica e sociale;
‑
estendere le capacità, acquisite attraverso la
Comunicazione Facilitata, all'ambito
cognitivo‑didattico. La sperimentazione in classe si
riferisce ad un numero delimitato di alunni, individuati
dall'ASL.
Nel mese di settembre
2001 le 4 scuole coinvolte, sollecitate dal gruppo di
ricerca, hanno stipulato un "Accordo di rete", a
cui si è aggiunto da questo anno scolastico il Liceo
Socio Pedagogico di Forlì, con l'individuazione della
scuola "capofila"(Istituto Ruffilli di Forlì),
che gestisce le risorse dedicate al progetto, conferendo
gli incarichi di consulenza e tutoraggio.
C)
Nuove frontiere nella scuola ‑ Handicap e scuola superiore : orientare
per arricchire possibilità di
i integrazione.
Il
progetto è stato elaborato congiuntamente dal CSA, dal]'
ANFFAS sezione di Forlì e dal Centro Documentazione
Apprendimenti del Comune di Forlì.
Si
tratta di una iniziativa di informazione e formazione
rivolta a docenti di scuole medie e superiori, operatori
dei servizi AUSL, famiglie e ragazzi, centrata sul
problema del passaggio degli alunni in situazione di
handicap dalla scuola media alla scuola secondaria
superiore.
Un
apposito gruppo di lavoro costituitosi nel mese di giugno
2001, e riconfermato negli anni successivi, composto dai
rappresentanti del CSA, dell'ANFFAS, del Comune di Forlì,
ha preso atto della concentrazione di studenti con
handicap all'interno degli Istituti Professionali, che
determina, in alcuni casi, difficoltà di organizzazione
degli interventi di istruzione, di educazione e di
sviluppo del progetto di vita del ragazzo disabile e dei
compagni di classe.
Il
GLIP ha quindi condiviso l'organizzazione di una ampia
iniziativa rivolta prioritariamente all'attività di
orientamento che svolge la scuola media per favorire la
scelta della scuola secondaria superiore più idonea ad
accogliere il ragazzo in situazione di handicap.
L'iniziativa
ha preso avvio nell'anno scolastico 2001/2002 con una
serie di incontri tra gli istituti di istruzione
secondaria superiore di Forlì, esclusi gli istituti
professionali, con istituti della stessa tipologia
(gemellaggi) di altre province dell 'Emilia Romagna ove
sono già consolidate esperienze di integrazione di
studenti con handicap.
Nel
secondo anno di svolgimento, 2002/2003, si e' dedicata
particolare attenzione all'attività di orientamento degli
alunni di terza media, aiutando le scuole medie a
costruire strumenti di osservazione dell'alunno e di
sintesi delle osservazioni (allegato 3).
Nel
corrente anno scolastico (2003/2004) si e' proposto agli
insegnanti di sostegno di terza media, a partire dal mese
di ottobre, un "percorso guidato" verso la
scuola superiore. Il gruppo di conduzione del progetto
aiuterà i docenti ad individuare la scuola verso cui
orientare il ragazzo ed contattare l'istituto superiore
prescelto, a predisporre il progetto di accoglienza, ad
"accompagnare" l'alunno almeno nella prima fase
di inserimento.
D) Progetti di formazione del personale
docente
D.1
Dall'anno scolastico 2000/2001 è stata attivata una
iniziativa di informazione ‑ formazione ‑
consulenza ‑ supporto ai numerosi docenti nominati
su posto di sostegno, in particolare nella scuola
secondaria, sprovvisti di titolo di specializzazione. Il
progetto, supportato dalla dott.ssa Loretta Lega (area di
sostegno alla persona ), dalla Dott.ssa Rita Silimbani
(CDA di Forlì) e da tre insegnanti di ruolo di sostegno
nella scuola superiore (Prof.sse Pambianco Emanuela,
Lombardi Ionne e Gardini Gilberta, che hanno partecipato e
stanno tuttora frequentando corsi di alta qualificazione
ed altre iniziative di formazione di formatori sui temi
dell'integrazione promosse dall' IRRE/ER d'intesa con
l'ufficio integrazione del CSA), è aperto anche a docenti
curriculari interessati. Si articola in due incontri
iniziali di informazione‑formazione sui alcuni temi
di interesse diffuso
‑conoscenza
dello studente in situazione di handicap (utilizzo della
documentazione presente a
osservazione,
colloquio coi genitori, coi colleghi etc...);
‑predisposizione
del piano educativo individualizzato (PEI);
‑ruolo
e funzione del docente di sostegno all'interno del
consiglio di classe; ‑funzione del GLH di istituto;
‑percorsi
scuola‑lavoro;
‑rapporto
coi centri di formazione professionale e utilizzo di
percorsi formativi integrati.
L'iniziativa
prosegue poi con incontri di consulenza specifica su temi
e problemi posti direttamente dai partecipanti.
D.2 Nel mese di
settembre 2003 si e' concluso l'ultimo corso di alta
qualificazione. Si tratta del 6° corso di alta
qualificazione attivato in questa provincia.
L'attività
dei corsi di alta qualificazione, molto impegnativa per i
docenti, si e' rivelata un canale formativo efficace che
ha apportato buoni livelli di qualificazione professionale
ai docenti specializzati, in particolare per la forte
caratterizzazione di sperimentazione didattica assistita.
Tutte
le fasi di formazione sono state seguite e completamente
documentate (registrazioni audio e video) dagli
operatori dei Centri Risorse di Forlì e
Cesena.
D.3
Nell'anno scolastico 2002/2003 si sono svolti due corsi di
formazione per collaboratori scolastici sui temi
dell'integrazione (uno a Forlì ed uno a Cesena) ed altri
due corsi analoghi si stanno svolgendo in questo anno
scolastico. Al termine dei percorsi circa 120
collaboratori scolastici avranno acquisito competenze
specifiche per meglio svolgere il proprio ruolo di
accoglienza/assistenza all'handicap..
D.4
Il 16 gennaio 2004 sono stati attivati due percorsi
formativi (uno a Cesena ed uno a Forli) sull'apprendimento
cooperativo rivolti al personale docente di tutti gli
ordini di scuola, utilizzando le risorse specifiche
dedicate alla formazione per favorire l'integrazione.
D.5 Col coordinamento
dell'Ufficio Scolastico Regionale sarà attivato anche un
corso modulare riservato ai docenti a tempo indeterminato
interessati alla specializzazione (art. 6 D.I. 460/98), già
progettato a livello regionale, con la collaborazione
dell'Università di Bologna e dei Responsabili
dell'integrazione che operano presso i CSA (per il quale a
questo CSA sono stati assegnati 6.400 Euro).
In
questi ultimi anni si è consolidato il ruolo dei centri
risorse (centri di documentazione educativa e formazione
sull'integrazione) operanti a livello provinciale : a Forlì
(Centro Documentazione Apprendimenti CDA), a Cesena
(Centro Documentazione Educativa CDE), a Savignano (Centro
Risorse per l'Integrazione). Ognuno di essi ha promosso
una intensa attività di formazione e ricerca, progettata
d'intesa con gli operatori scolastici del territorio.
E) Progetto regionale di ricerca.
L'ufficio
Scolastico Regionale richiede il coinvolgimento dei CLIP
di tutte le province dell'Emilia Romagna per attivare una
ricerca "epidemíologica".
In
particolare viene richiesto a ciascun CSA di curare la
raccolta delle tipologie dei deficit, espressa col sistema
di classificazione ICD10, per gli alunni di tutti gli
ordini di scuola e l'incidenza complessiva di ciascuna
tipologia rispetto agli alunni "certificati".
La
ricerca ha lo scopo di cercare di comprendere gli
atteggiamenti degli operatori ASL e le differenze da
provincia a provincia di incidenza dell'handicap sulla
popolazione scolastica, anche in relazione alla
assegnazione delle risorse di sostegno alle varie
province.
Il presente piano, prospettato come base e proposta di elaborazioni
individuali e istituzionali il 20 stato discusso e
approvato nella seduta del 9/02/2004. Si chiede al
competente funzionario del CSA volerlo cortesemente
trasmettere all'attenzione del superiore Ministero,
dell'Ufficio scolastico Regionale,dell' ASL di Forlì e di
Cesena, di tutti gli enti locali e gli istituti scolastici
della provincia.
Il
Coordinatore del GLIP ( Gabriele Boselli )
Forlì,
9 2 2004
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